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La generazione dei “nativi digitali” (i nostri alunni), svezzata e nutrita con linguaggi multimediali, contrapposta a quella dei cosiddetti “immigranti digitali” (noi docenti), ovvero coloro che non sono nati e cresciuti nell’era digitale ma che, volenti o nolenti, l’hanno accolta nel proprio patrimonio culturale in un secondo momento è il contesto della scuola di oggi. Il problema principale, a questo punto, pare essere di tipo comunicativo: i docenti “immigranti” utilizzano una lingua datata (quella dell’era pre-digitale) attraverso la quale cercano di insegnare ad un’altra popolazione che si esprime con linguaggi radicalmente diversi. I nostri alunni sono abituati a ricevere ed elaborare informazioni molto rapidamente, amano i processi paralleli ed il “multitask”, ovvero agire, percepire sensazioni, emozioni, informazioni in contemporanea. Di fronte a questo divario, ci si è accorti che non si può continuare a “trasmettere” conoscenza e che, soprattutto, il libro non è più sufficiente anche se conserva un ruolo decisivo e probabilmente insostituibile per la formazione della coscienza critica individuale, ma soprattutto non è in grado di intercettare gli stili cognitivi di studenti sempre più difficili da motivare ed “agganciare” empaticamente. 

La chiave di volta sembra essere la ricerca di nuove forme di espressione che possano esaltare anche la creatività di docenti e studenti potenziando la comunicazione didattica con linguaggi multimediali. Tra le quali hanno un forte impatto sulla motivazione e sul coinvolgimento degli studenti un posto di grande rilievo spetta alla forma video.

Anche nel nostro Istituto qualcuno si è divertito a diventare autore di contenuti digitali praticamente a costo zero: "L'amico che dice sempre sì" di Mariella Ceccarelli